Il vibe coding non sostituisce la programmazione.
Rende più evidente dove serve.
Il vibe coding non è un pulsante che trasforma un'idea in un prodotto finito. È un modo nuovo di lavorare e funziona davvero solo quando la macchina accelera l'esecuzione, ma è la persona a continuare a guidare il progetto.
Ho iniziato a usare l'AI per sviluppare alla fine del 2024, dentro VS Code con GitHub Copilot: completamento del codice, suggerimenti, piccoli aiuti mentre scrivevo.
Cursor ed il battesimo del vibe-coding.
Poi ho provato Cursor, e lì ho avuto la prima vera esperienza di quello che oggi chiamiamo vibe coding: descrivi cosa vuoi costruire, dai un contesto in chat, e ottieni una prima versione funzionante.
La vera svolta è arrivata nella primavera del 2026, quando i risultati sono diventati abbastanza affidabili da usare questi strumenti in modo più strutturato. Abbastanza affidabili, però, non significa autonomi.
Una PWA (progressive web app) alla deriva
Ho iniziato una web app personale partendo da un'idea chiara in testa, ma senza una struttura di progetto definita. L'idea si è allargata, il progetto è cresciuto, e a un certo punto non funzionava più nulla per bene: l'app era lenta, e una piccola modifica in un punto della pagina finiva per rompere cose che non avrebbero dovuto dipendere da lì.
Il problema non era che l'AI non sapesse scrivere codice. Il problema era a monte: non avevo dato al progetto una struttura abbastanza solida, e l'agente ha continuato a costruire dentro quella debolezza.
A quel punto mi sono fermato, invece di continuare a chiedere correzioni. Ho fatto analizzare l'app a un agente, gli ho chiesto di estrarre la mappa del progetto, mettere ordine in ciò che esisteva ed evidenziare relazioni e dipendenze. Ho rivisto quella base e sono ripartito.
La lezione è semplice: il vibe coding costruisce velocissimo, ma non sostituisce la fase di progettazione.
Oggi gestisco l'AI un po' come gestirei un team di sviluppo
Un agente propone una soluzione, un altro la mette in discussione:
"Regge se il dato arriva in modo diverso?"
"Questa dipendenza è davvero necessaria?"
"Cosa succede se cresce il numero degli utenti?"
Non credo esista un agente migliore in assoluto. Uso Claude, ChatGPT e Gemini: più che cercare "il vincitore", trovo utile confrontare risposte diverse partendo dallo stesso prompt.
Fidarsi è bene, ma non fidarsi è ... saggio
Non ho ancora portato in produzione un intero progetto sviluppato solo in vibe coding. Alcune parti sì, ma testate rigorosamente: prima da un umano, poi con test automatici scritti ed eseguiti dalla macchina. Resto comunque io a controllare il codice e, soprattutto, il dato: come entra, dove si trasforma, dove viene salvato, quali conseguenze produce.
Vibe Coding for MVP
Per un MVP il vibe coding è un vantaggio enorme: permette di vedere un'idea realizzata all'80% in tempi brevissimi. Ma quell'80% non è ancora un prodotto pronto. Per arrivare a un'app flessibile, performante e manutenibile nel tempo servono ancora progetto, controllo e competenza tecnica.
Ultima riflessione
E serve anche saper ricominciare. Quando una chat AI prende una strada sbagliata, insistere per farla cambiare direzione spesso non funziona.
Meglio farsi produrre un riassunto in Markdown, revisionarlo, e aprire una nuova chat con un contesto pulito.
Riccardo Bonuzzi — Consulente di comunicazione digitale e sviluppo web.